Ti hanno detto che senza certificazione non puoi lavorare come educatore cinofilo. È falso. Ed è utile capire perché te lo dicono lo stesso.

La professione è libera

In Italia le professioni cinofile sono non regolamentate: rientrano nella Legge 4/2013, quella sulle "professioni non organizzate in ordini o collegi". Non esiste un albo di Stato, non esiste un esame abilitante obbligatorio, e non c'è alcun obbligo di certificarsi secondo la norma UNI 11790 per esercitare.

Non lo diciamo noi. Lo scrive UNI — l'ente che quella norma la pubblica e la vende — con queste parole: "tali professioni rimangono libere (il professionista non è obbligato a certificarsi in conformità alla norma)".

Fermiamoci un secondo su questo. Chi ci guadagnerebbe a dirti che la certificazione è obbligatoria è proprio chi te la vende. E ti sta dicendo il contrario. Quando una fonte parla contro il proprio interesse, di solito puoi crederle.

Chi usa la paura di "non poter lavorare" come argomento di vendita ti sta insegnando, involontariamente, il metodo che una buona scuola ti dice di non usare con i cani.

Ma "libera" non vuol dire "senza regole"

Qui però bisogna essere onesti fino in fondo, perché la semplificazione opposta è altrettanto pericolosa. Ci sono almeno tre cose da sapere.

Uno. L'obbligo può nascere se la norma viene richiamata da una legge o da un atto vincolante: un bando pubblico, una gara, una delibera regionale, un contratto. In quel momento, per quel lavoro, la certificazione serve eccome.

Due. Esistono obblighi regionali per operare, che sono un'altra cosa rispetto alla certificazione. L'Emilia-Romagna, per esempio, con la L.R. 5/2005 richiede un corso sul benessere animale a chi svolge attività economiche con animali da compagnia, addestramento incluso. Non è la UNI: è il permesso di lavorare in quella regione. Prima di aprire, verifica cosa chiede la tua.

Tre. C'è un disegno di legge sulle professioni cinofile fermo in Senato. Non è legge, e non sappiamo se lo diventerà. Se passasse, tutto questo articolo andrebbe riscritto.

Allora perché certificarsi?

Perché "non obbligatorio" non significa "inutile". La certificazione ha senso quando:

Ed è esattamente il motivo per cui la certificazione la rilascia solo un ente terzo, mai la scuola che ti ha formato. Se fosse la scuola a promuoverti, quel metro esterno non esisterebbe: staresti solo comprando un pezzo di carta da chi te l'ha venduta.

Quindi cosa faccio

Un ordine dei pensieri che ha senso:

Chiunque provi a invertire quest'ordine — prima il titolo, poi le competenze — ti sta vendendo qualcosa.

Prima le competenze

Il nostro percorso ti forma per il mestiere, non per un pezzo di carta. Poi, se la certificazione ti serve, ci arrivi con le spalle coperte.

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